VATICANO I

Vaticano I

L’infallibilità del Pontefice di Roma

Il Vaticano I è un Concilio che seppur interrotto a causa dello scoppio della guerra franco-prussiana ha un’importanza capitale.

Il dogma espresso nella “Paestor Aeternus” del Vaticano I sancisce infatti l’infallibilità del Vescovo di Roma in materia di “fede e costumi” quando il Pontefice “parla ex cathedra”.

Il Concilio Vaticano I ha cambiato profondamente non solo il cristianesimo, ma anche la politica europea del tempo e successiva.

Consiglio a tutti di leggere i testi delle due Costituzioni Dogmatiche del Concilio, i cui link sono più sotto: sono documenti che conservano un’attualità disarmante e di una profondità attualissima.

Basti questa citazione:

Allora nacque e si diffuse ampiamente quella dottrina del razionalismo, o naturalismo, che combattendo in tutto la religione cristiana appunto perché di istituzione soprannaturale, con ogni sforzo si adopera di ottenere che, bandito il Cristo (il solo Signore e Salvatore nostro) sia dalla mente degli uomini, sia dalla vita e dai costumi dei popoli, si potesse instaurare il regno – come dicono – della pura ragione e della natura.

Abbandonata poi e rigettata la religione cristiana, rinnegato il vero Dio e il suo Cristo, alla fine molti precipitarono nel baratro del panteismo, del materialismo, dell’ateismo, cosicché, negando la stessa natura razionale e ogni norma di giustizia e di rettitudine, arrivano ad abbattere i fondamenti essenziali della società umana.” – tratto dalla Dei Filius

24 aprile 1870

Costituzione dogmatica Dei Filius

Testo integrale: link

Il testo della “Dei Filius” è breve ma denso, non molto ricco di riferimenti agli apostoli. Non esiste un sistema di riferimento per il testo (es. versetti) per cui si indicherà la sezione da cui è stato tratto il passo. Ecco le principali citazioni con un breve commento o delle spiegazioni dal Catechismo o altri testi:

Tuttavia piacque alla Sua bontà e alla Sua sapienza rivelare se stesso e i decreti della Sua volontà al genere umano attraverso un’altra via, la soprannaturale, secondo il detto dell’Apostolo: “Dio, che molte volte e in vari modi parlò un tempo ai padri attraverso i Profeti, recentemente, in codesti giorni, ha parlato a noi attraverso il Figlio” (Eb 1,1-2)” (CAPITOLO II)

Oggi gli studiosi biblici sono concordi nel non attribuire a San Paolo la stesura della “Lettera agli Ebrei” – ma ad altro autore cristiano. Abbiamo seguito la stessa tesi per questo sito web.

Discorso analogo per la prima citazione contenuta nel CAP III (Eb 11,1).

Questa Rivelazione soprannaturale, secondo la fede della Chiesa universale, proclamata anche dal santo Concilio Tridentino, è contenuta nei libri scritti e nelle tradizioni non scritte ricevute dagli Apostoli dalla stessa bocca di Cristo o dagli Apostoli dalla stessa bocca di Cristo o dagli Apostoli, ispirati dallo Spirito Santo, tramandate di generazione in generazione fino a noi [Conc. Trid., Sess. IV, Decr. De Can. Script.].” (CAP II)

Il Vangelo di Gesù Cristo è tramandato dagli Apostoli, testimoni oculari o spirituali come San Paolo per mezzo dello Spirito Santo della Vita del Redentore. Ecco che nel paragrafo immediatamente successivo si spiega come Vecchio ed in particolare il Nuovo Testamento siano da considerare testi 1)sacri 2)canonici 3)integri perchè sono stati scritti direttamente da Dio, che ne è l’autore, per mezzo dello Spirito Santo che ha guidato la mano dell’uomo-autore materiale.

Per questo Mosè e i profeti, ma specialmente Cristo Signore fecero molti e chiari miracoli e profezie; e degli Apostoli leggiamo: “Essi poi partirono e predicarono dappertutto, cooperando il Signore e confermando la loro predicazione con prodigi che li accompagnavano” (Mc 16,20)” (CAP III)

L’apostolato è etimologicamente, necessariamente missonario, ma per estensione ogni cristiano è chiamato a testimoniare il Vangelo sempre e con chiunque, nei propri rispettivi ambiti sociali.

Se l’apostolo è genuino, lo Spirito compie meraviglie attraverso l’uomo-strumento della Grazia, portavoce dell’unico e Vero Uomo-Dio che è Gesù Cristo. I miracoli sono una prova tangibile, capibile da tutti, della bontà del Vangelo, della Parola di Dio. I miracoli sono per i duri di cuore e qualche volta non bastano nemmeno, come ricorda Papa Francesco: “Quando noi non ci fermiamo per ascoltare la voce del Signore finiamo per allontanarci, ci allontaniamo da lui, voltiamo le spalle.(…)

Tutti noi, se oggi ci fermiamo un po’ e guardiamo il nostro cuore, vedremo quante volte — quante volte! — abbiamo chiuso le orecchie e quante volte siamo diventati sordi, <indurendo il nostro cuore nda>. Quando un popolo, una comunità, ma diciamo anche una comunità cristiana, una parrocchia, una diocesi chiude le orecchie e diventa sorda alla parola del Signore, cerca altre voci, altri signori e va a finire con gli idoli, gli idoli che il mondo, la mondanità, la società gli offrono. La bestemmia è la parola finale di questo percorso che incomincia con il non ascoltare, che indurisce il cuore, ti porta alla confusione, ti fa dimenticare la fedeltà e, alla fine, bestemmi” (Meditazione in Santa Marta, 23/03/2017)

Vaticano I

18 LUGLIO 1870

Costituzione dogmatica Pastor Aeternus

Testo integrale: link

Anche qui non esiste un sistema di riferimento per il testo (es. versetti) per cui si indicherà la sezione da cui è stato tratto il passo. Ecco le principali citazioni:

Per questo, (Gesù, nda) prima di essere glorificato, pregò il Padre non solo per gli Apostoli, ma anche per tutti coloro che avrebbero creduto in Lui attraverso la loro parola, affinché fossero tutti una cosa sola, come lo stesso Figlio e il Padre sono una cosa sola. Così dunque inviò gli Apostoli, che aveva scelto dal mondo, nello stesso modo in cui Egli stesso era stato inviato dal Padre: volle quindi che nella sua Chiesa i Pastori e i Dottori fossero presenti fino alla fine dei secoli.” (INTRODUZIONE)

Gesù Cristo affida al Padre non solo gli Apostoli ma tutti i cristiani, divenuti credenti in Lui per mezzo della predicazione apostolica ed intervento della Grazia. E l’oggetto della preghiera di Gesù per la sua Chiesa è che ogni cristiano diventi una cosa sola con la stessa Trinità Santissima, nell’Amore Infinito che è Dio dunque, la Comunione dei Santi di ogni epoca e nazione. Volontà che è puro atto d’Amore Infinito per ricondurre i cristiani nel seno del Padre, addirittura facendone una cosa sola nell’Amore la cui forza è così bruciante che sembra di sciogliere le creature nel abbraccio paterno e materno insieme della Trinità Santissima.

Il Collegio dei Vescovi con il Papa, dunque i successori degli Apostoli, che guidano la Chiesa fino alla seconda venuta di Cristo sulla terra sono i pastori delle anime dei cristiani. Esiste un bellissimo rapporto di proporzionalità nella Grazia fra Dio Padre che invia il Figlio Gesù e Gesù che a sua volta invia i pastori della Chiesa per le vie del mondo, fino alla fine dei secoli.

 

Perché poi lo stesso Episcopato fosse uno ed indiviso e l’intera moltitudine dei credenti, per mezzo dei sacerdoti strettamente uniti fra di loro, si conservasse nell’unità della fede e della comunione, anteponendo agli altri Apostoli il Beato Pietro, in lui volle fondato l’intramontabile principio e il visibile fondamento della duplice unità: sulla sua forza doveva essere innalzato il tempio eterno, e la grandezza della Chiesa, nell’immutabilità della fede, avrebbe potuto ergersi fino al cielo [S. Leo M., Serm. IV al. III, cap. 2 in diem Natalis sui].” (INTRODUZIONE)

Il Primato di Pietro è necessario per 1)l’unità stessa degli Apostoli, che attraverso il Pontefice hanno una voce sola 2)a cascata per l’unità e la conseguente forza di tutta la Chiesa, graziata di tanti e diversi carismi ma che sfilano tutti concordi sotto lo stemma del Pontefice, pronti a difenderne il ruolo, l’autorità ed il simbolo. Tutte le divisioni e le tragiche eresie nascono ovviamente dalla negazione del primato del Papa.

Pietro, il Pontefice è il fondamento su cui si posa la Chiesa sulla terra, segno visibile per tutti, primizia della Gerusalemme Celeste futura.

E poiché le porte dell’inferno si accaniscono sempre più contro il suo fondamento, voluto da Dio, quasi volessero, se fosse possibile, distruggere la Chiesa, Noi riteniamo necessario, per la custodia, l’incolumità e la crescita del gregge cattolico, con l’approvazione del Sacro Concilio, proporre la dottrina relativa all’istituzione, alla perennità e alla natura del sacro Primato Apostolico, sul quale si fondano la forza e la solidità di tutta la Chiesa, come verità di fede da abbracciare e da difendere da parte di tutti i fedeli, secondo l’antica e costante credenza della Chiesa universale, e respingere e condannare gli errori contrari, tanto pericolosi per il gregge del Signore.” (INTRODUZIONE)

Qui si spiega il senso della “Pastor Aeternus”: di fronte ad un Papa sotto attacco da molti fronti (ma possiamo ricondurli ad uno solo, ossia l’eterno avversario della Chiesa, Satana) la Chiesa vuole definire proprio la natura ed il significato del Primato Apostolico nel dogma di fede, che deve essere accolto e difeso da tutti i veri cristiani.  Come visto nel paragrafo precedente, il Pontefice è roccia su ci si erige la Chiesa terrena, primizia della Gerusalemme Celeste.

Proclamiamo dunque ed affermiamo, sulla scorta delle testimonianze del Vangelo, che il primato di giurisdizione sull’intera Chiesa di Dio è stato promesso e conferito al beato Apostolo Pietro da Cristo Signore in modo immediato e diretto.” (CAP I)

Nel Capitolo, che non riporto per intero ma che consiglio di leggere si dimostra come Gesù abbia conferito, in modo immediato e diretto a Pietro e a lui solamente il primato nella Chiesa.

In modo immediato e diretto: appena Pietro riconosce in Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,13-20) “il Signore indirizzò queste solenni parole: “Beato sei tu, (figlio di Giona nda); perché non la carne e il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli: e io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli: qualunque cosa avrai legato sulla terra, sarà legata anche nei cieli, e qualunque cosa avrai sciolto sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli”

Inoltre il passo illustra come “al solo Simon Pietro, dopo la sua risurrezione, Gesù conferì la giurisdizione di sommo pastore e di guida su tutto il suo ovile con le parole: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore” (Gv 21,15-17)”

A questo v’è l’opposizione malvagia di chi 1) nega il primato di Pietro 2) nega che il primato sia stato dato direttamente da Cristo a Pietro: questi ultimi sosterrebbero falsamente che il primato fosse stato dato direttamente da Cristo alla Chiesa e che la Chiesa lo abbia poi attribuito a Pietro.

 

Nessuno può nutrire dubbi, anzi è cosa risaputa in tutte le epoche, che il santo e beatissimo Pietro, Principe e capo degli Apostoli, colonna della fede e fondamento della Chiesa cattolica, ricevette le chiavi del regno da Nostro Signore Gesù Cristo, Salvatore e Redentore del genere umano: Egli, fino al presente e sempre, vive, presiede e giudica nei suoi successori, i vescovi della santa Sede Romana, da lui fondata e consacrata con il suo sangue [Cf. Ephesini Concilii, Act. III]. Ne consegue che chiunque succede a Pietro in questa Cattedra, in forza dell’istituzione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta la Chiesa.” (CAP II)

Nel CAP II, che non riporto interamente, vediamo che il primato di Pietro gli è stato dato direttamente da Cristo, ed è necessario per il bene della Chiesa. perchè così voluto dal Signore stesso: un primato che si trasmette nel Collegio dei Vescovi e nei diversi Pontefici, che rappresentano Cristo sulla terra, fino alla fine dei tempi. Pietro è roccia della Chiesa di Roma, che a sua volta è roccia per tutte le altre Chiese sparse nel mondo, proprio perchè Pietro è Vescovo di Roma, dunque la guida ed il riferimento di tutti gli altri.

 

Proclamiamo quindi e dichiariamo che la Chiesa Romana, per disposizione del Signore, detiene il primato del potere ordinario su tutte le altre, e che questo potere di giurisdizione del Romano Pontefice, vero potere episcopale, è immediato: tutti, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo. In questo modo, avendo salvaguardato l’unità della comunione e della professione della stessa fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sarà un solo gregge sotto un solo sommo pastore.” (CAP III)

Nel CAP III, che non riporto interamente, vediamo alcune conseguenze che si traggono da quanto affermato precedentemente. In particolare: il primato di Pietro e dunque della Chiesa Cattolico-Romana si estende a tutte le altre ed ogni fedele è obbligato all’obbedienza al Papa, non solo relativamente alla fede e ai costumi ma anche rispetto alla disciplina e governo della Chiesa.

Il primato di Pietro non pregiudica in ogni caso la suddivisione del potere a livello locale dei Vescovi, che grazie all’infusione dello Spirito Santo sono i successori degli Apostoli, anzi il Pontefice si cura di favorire il buon governo e la molteplicità dei carismi nell’unità della Chiesa.

Non esiste potere temporale che si possa frapporre al rapporto che lega Pietro, pastore del gregge della Chiesa, con i fedeli, per cui vi è comunicazione diretta fra loro, non frapposta ad alcuna autorità civile.

Essendo capo della Chiesa il Pontefice è anche giudice supremo sui fedeli ed il suo giudizio è inappugnabile e definitivo, non mutabile nemmeno dai Concili Ecumenici.

Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa.” (CAP IV)

Si riporta il passaggio chiave del CAP IV in cui viene proclamato il dogma dell’infallibilità del Pontefice “quando parla ex cathedra” riguardo la fede ed i costumi. Una prerogativa che lo stesso Gesù Cristo ha scelto di “legare al supremo ufficio pastorale“.

Un carisma che è necessario per un motivo, spiegato pochi paragrafi prima, sempre nel CAP IV:

“Questo indefettibile carisma di verità e di fede fu dunque divinamente conferito a Pietro e ai suoi successori in questa Cattedra, perché esercitassero il loro eccelso ufficio per la salvezza di tutti, perché l’intero gregge di Cristo, distolto dai velenosi pascoli dell’errore, si alimentasse con il cibo della celeste dottrina e perché, dopo aver eliminato ciò che porta allo scisma, tutta la Chiesa si mantenesse una e, appoggiata sul suo fondamento, resistesse incrollabile contro le porte dell’inferno.

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