Ma gesù aveva dei fratelli? STUDIO SUI VANGELI eD IN VALTORTA

I "fratelli" di gesù

Una panoramica

Gesù ovviamente non aveva fratelli.

Maria, madre di Gesù è rimasta sempre Vergine, per tutta la propria vita.

Quelli che vengono chiamati “fratelli” di Gesù sono semplicemente suoi cugini.

In certe culture, tra cui in Israele al tempo di Gesù, si era soliti indicare i cugini come fratelli.

Gesù aveva quattro cugini: Giuda, Giacomo, Giuseppe e Simone, tutti figli di Alfeo e di Maria di Cleofa (chiamata anche di Cleopa).

I primi due, che da fanciulli sono cresciuti con Gesù (EV 38), dopo il ritorno della Sacra Famiglia dall’esilio in Egitto, sono poi diventati apostoli.

Giuda è chiamato anche “Giuda Taddeo” oppure “Taddeo” per distinguerlo da Giuda Iscariota, il traditore.

Nel sito preferisco chiamare Giuda e Giacomo come “Giuda d’Alfeo” e “Giacomo d’Alfeo”, per distinguerli da Giuda Iscariota e Giacomo di Zebedeo.

I genitori dei quattro cugini di Gesù sono: Alfeo e Maria di Cleopa, nominati per la prima volta in EV 38.

Alfeo è fratello di sangue di San Giuseppe, sposo di Maria.

Nel testo valtortiano vediamo ancora come ogni elemento si incastri alla perfezione e l’intero insieme non contrasti con quanto narrato nei Vangeli, ma ne traiamo solamente una visione più esaustiva.

Vi è un’evoluzione nei sentimenti nei confronti di Gesù nei singoli membri della famiglia d’Alfeo, a partire dagli apostoli Giuda e Giacomo, ma anche per il loro padre Alfeo ed i loro fratelli Giuseppe e Simone.

Più o meno scettici o frenati nel loro slancio verso il cugino inizialmente, poi nel corso del tempo sciolgono le proprie resistenze, in parabole di conversione che seguono tracce molto diverse: consiglio la lettura del testo valtortiano per maggiori approfondimenti.

Eccezione è la loro madre, Maria di Cleopa/Cleofa che non ha dubbi sulla natura Divina di Gesù, lo difenderà sempre e non sarà contenta finchè tutta la famiglia non crederà che il loro parente sia davvero il Messia.

Da notare, come spesso avviene nei fatti narrati in Valtorta, che le donne rappresentino la parte migliore, più fedele a Gesù, senza tentennamenti, fin da subito. Un bellissimo esempio per tutti gli uomini, specialmente se consideriamo il tipo di società patriarcale di Israele in quei tempi.

Le discepole sono le più fedeli, le discepole comprendono la Misericordia ed il messaggio del Vangelo meglio degli uomini, le discepole più volte vengono portate ad esempio da Gesù stesso, contrapponendole alla durezza dei cuori e alla poca comprensione degli apostoli.

Le discepole non tradiranno Gesù durante la Passione, saranno messe duramente alla prova come tutti i cristiani ma non sbanderanno selvaggiamente e si abbandoneranno alla disperazione come han fatto gli apostoli.

E saranno premiate da Gesù, ricevendo per prime le Sue apparizioni da Risorto.

fratelli di Gesù

I "fratelli" di Gesù nel Nuovo Testamento e relativo passo in valtorta

Nota: Ho elencato i passi evangelici in ordine cronologico

Nota2: Per il Vangelo di Giovanni è necessario sempre capire bene il testo perchè Giovanni utilizza “fratelli” per indicare sia i cugini di Gesù che i cristiani in genere, ossia i membri della Chiesa, come farà San Paolo nelle sue lettere.

VANGELO
 

11Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
12Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.

 Giovanni è l’unico a citare i fratelli di Gesù subito dopo il primo miracolo conosciuto nella vita pubblica di Gesù, durante le nozze di Cana di Galilea.
 
IN VALTORTA
 
Le nozze di Cana vengono raccontate in EV 51 ed EV 52.
 
Vorrei soffermarmi su alcune considerazioni perchè davvero importanti. Prima di tutto anche in questa circostanza il testo valtortiano non è in contrasto col Vangelo.
 
In EV 51 vediamo come la Beata Vergine Maria mandi Giuda Taddeo ad invitare Gesù, che si trova a Cafarnao, in casa di Pietro coi suoi discepoli, alle nozze di Cana, che si sarebbero tenute l’indomani. Ecco Giuda Taddeo che parla:
 
«Vengo da Cafarnao. Vi sono andato con una barca e qui pure sono venuto con essa per fare più presto. Mi manda tua Madre; dice: “Susanna è sposa domani. Io ti prego, Figlio, di essere a queste nozze”. Maria vi prende parte e con Lei la madre mia e i fratelli. Tutti i parenti vi sono invitati. Tu solo saresti assente, ed essi, i parenti, ti chiedono di far contenti gli sposi».

Gesù sarebbe stato l’unico assente di tutta la famiglia: apprendiamo che tutti i fratelli di Giuda sarebbero stati presenti al banchetto, tra cui ovviamente anche Giacomo d’Alfeo.
 
Ricordiamo che fino a quel momento, cioè al momento in cui Giuda Taddeo si presenta a Cafarnao, egli non è ancora un discepolo: anzi scelga proprio quell’occasione per chiedere a Gesù di poterlo accompagnare sempre ed entrare nella cerchia dei suoi più fedeli (non possiamo ancora chiamarli apostoli, perchè l’elezione apostolica avverrà solo più tardi). All’epoca, nemmeno Giacomo d’Alfeo è nella stretta cerchia dei più stretti discepoli, anzi è molto più incerto del fratello Giuda Taddeo a decidere di lasciare la famiglia e seguire Gesù.
 
Ecco il momento in cui Giuda sceglie di seguire Gesù:
 
Giuda lo guarda attento. Pensa. Dice: «E io pure per certo verrò con Te, insieme a questi, se mi vuoi… perché sento che Tu dici cose giuste. Perdona alla mia cecità e a quella dei fratelli. Sei tanto più santo di noi!…».

 

 

VANGELO
 
46Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. 47Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». 48Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 49Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 50Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre»
 
Mc 3,31-35

31Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. 32Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano». 33Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». 34Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! 35Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è
fratello, sorella e madre».

 

Lc 8,19-21

19E andarono da lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

 
IN VALTORTA
 
L’episodio è narrato in EV 269.
 
Siamo nella casa di Cafarnao, in giardino, mentre Gesù parla ad una folla numerosissima, compresi molti suoi nemici. Gesù ancora una volta ribatte alle false domande e alle accuse di scribi e farisei smascherando la loro ipocrisia. Mentre la folla si fa sempre più numerosa, tanto che diverse persone si arrampicano sopra gli alberi ed i muretti per poter assistere al duro scambio verbale fra Gesù ed i farisei, giungono Maria, madre di Gesù, Simone e Giuseppe d’Alfeo. Riporto il passo più importante del brano:
 
Gesù alza il capo e vede in fondo alla gente il viso angosciato di sua Madre che lotta per non piangere, mentre Giuseppe di Alfeo le parla concitatamente, e vede i segni di diniego di Lei, ripetuti, energici, nonostante l’insistenza di Giuseppe. Vede anche il viso imbarazzato di Simone, palesemente addolorato, disgustato… Ma non sorride e non ordina nulla. Lascia l’Afflitta nel suo dolore e i cugini là dove sono.
 
Abbassa gli occhi sulla folla e, rispondendo agli apostoli vicini, risponde anche a quelli lontani che tentano di far valere il sangue più del dovere. «Chi è mia Madre? Chi sono i miei fratelli?». Gira l’occhio, severo nel volto che impallidisce per que sta violenza che si deve fare, per mettere il dovere al disopra dell’affetto e del sangue e per fare questa sconfessione del suo legame alla Madre per servire il Padre, e dice, accennando con un largo gesto la folla che si pigia intorno a Lui al lume rosso delle torce e alla luce argentea della luna quasi piena: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Coloro che fanno la volontà di Dio sono i miei fratelli e sorelle, sono mia madre. Non ne ho altri. E i miei saranno tali se, per primi e con maggior perfezione di ogni altro, faranno la volontà di Dio fino al sacrificio totale di ogni altra volontà o voce di sangue e di affetto».
La folla ha un mormorio più forte, come se fosse un mare sconvolto da un subito vento.
Gli scribi iniziano la fuga dicendo: «È un demonio! Rinnega persino il suo sangue!».
I parenti avanzano dicendo: «È un folle! Tortura persino sua Madre!».
Gli apostoli dicono: «In verità che in questa parola c’è tutto l’eroismo!».
 
La folla dice: «Come ci ama!». A fatica, Maria con Giuseppe e Simone fendono la folla. Lei tutta dolcezza, Giuseppe tutto furia, Simone tutto imbarazzo. Giungono presso a Gesù.
E Giuseppe lo investe subito: «Sei folle! Offendi tutti. Non rispetti neppure tua Madre. Ma ora sono qui io e te lo impedirò. È vero che vai come lavorante qua e là? E allora, se vero è, perché non lavori nella tua bottega, sfamando tua Madre? Perché menti dicendo che il tuo lavoro è la predicazione, ozioso e ingrato che sei, se poi vai al lavoro prezzolato in casa estranea? Veramente mi sembri preso da un demonio che ti travia. Rispondi!».
 
Gesù si volta e prende per mano il bambino Giuseppe, se lo tira vicino e poi lo alza tenendolo per le ascelle e dice: «Il mio lavoro fu sfamare questo innocente e i suoi parenti e persuaderli che Dio è buono. È stato predicare a Corozim l’umiltà e la carità. E non a Corozim soltanto. Ma anche a te, Giuseppe, fratello ingiusto. Ma Io ti perdono perché ti so morso da denti di serpe. E perdono anche a te, Simone incostante. Non ho nulla da perdonare né da farmi perdonare da mia Madre, perché Ella giudica con giustizia. Il mondo faccia ciò che vuole. Io faccio ciò che Dio vuole. E con la benedizione del Padre e della Madre mia sono felice più che se tutto il mondo mi acclamasse re secondo il mondo. Vieni, Madre. Non piangere. Essi non sanno ciò che fanno. Perdonali».
«Oh! Figlio mio! Io so. Tu sai. Non c’è altro da dire…».
«Non c’è altro da dire fuorché alla gente questo: “Andate in pace”».

 

 

VANGELO
 
Mt 13,53-58
53Terminate queste parabole, Gesù partì di là. 54Venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? 55Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria?
E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». 57Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».
58E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi
 
Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. 2Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? 3Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. 4Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. 6E si meravigliava della loro incredulità.
 
Questo brano evangelico è fondamentale perchè abbiamo elencati tutti i cugini maschi di Gesù. Sono quattro: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda. I loro genitori sono Maria di Cleofe e Alfeo (Alfeo è fratello di sangue di Giuseppe, sposo della Beata Vergine Maria).
Giuda Taddeo e Giacomo sono nei 12 Apostoli, come già visto.
 
Nel passo abbiamo anche un accenno alle sorelle di Gesù, ovviamente non si tratta di sorelle di sangue: lo stesso discorso fatto per i suoi cugini. Quindi queste sorelle sono delle parenti di Gesù, di qualche grado.

 

 

VANGELO
 
Gv 7,2-10

 

2Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, quella delle Capanne. 3I suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ nella Giudea, perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu compi. 4Nessuno infatti, se vuole essere riconosciuto pubblicamente, agisce di nascosto. Se fai queste cose, manifesta te stesso al mondo!». 5Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. 6Gesù allora disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto. 7Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di esso io attesto che le sue opere sono cattive. 8Salite voi alla festa; io non salgo a questa festa, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9Dopo aver detto queste cose,
restò nella Galilea. 10Ma quando i suoi fratelli salirono per la festa, vi salì anche lui: non apertamente, ma quasi di nascosto.
 
IN VALTORTA
 
Il brano è raccontato in EV 478.
 
Si tratta di un passaggio fondamentale, la cui importanza è chiara solamente affiancando il Vangelo alla lettura valtortiana.
 
Nel testo Giuseppe, figlio d’Alfeo, il cugino che per ultimo ha creduto nel Cugino, confessa ora a Gesù di aver iniziato a comprendere la sua predicazione. Ma è una conversione appena iniziata, che non ha ancora compreso del tutto il Regno Spirituale di cui Gesù sarà il Re.
Secoli e secoli di vecchio Israele avevano saldato la concezione del Messia-Re terreno venuto ad affrancare Israele dalle potenze straniere.
Il Regno di Dio invece non è di questo mondo.
Sostanzialmente uno dei tanti peccati in cui Giuda il traditore è caduto fin dall’inizio, tra le altre cose, il voler vedere Cristo un trionfatore di questo mondo terreno, come un qualsiasi Cesare o Ciro o Napoleone.
 
Ma, fratello mio, Tu non puoi fare questo da solo. Mosè, per tanto meno, si scelse degli aiuti. E non era che un popolo! Tu… Tutto il mondo! Tutto ai tuoi piedi!… Ah! Ma per questo Tu devi farti conoscere… Perché sorridi con le labbra, stando ad occhi
chiusi? ».
   «Perché ascolto e perché mi chiedo: “Il mio fratello dimentica di avermi rimproverato perché mi facevo conoscere, dicendo che avrei nuociuto a tutta la famiglia!”. Ecco perché sorrido. E anche penso che da due anni e sei mesi Io non faccio che farmi conoscere ».
 
   «È vero. Ma… Chi ti conosce? Dei poveri. Dei contadini. Dei pescatori. Dei peccatori. E delle donne! Bastano le dita della mano a contare, fra chi ti conosce, chi non è una nullità senza valore. Io dico che Tu devi farti conoscere dai grandi d’Israele. Dai Sacerdoti, dai Principi dei Sacerdoti, dagli Anziani, dagli Scribi, dai grandi Rabbi d’Israele, da tutti quelli che sono pochi ma valgono una moltitudine.
 
Questi ti devono conoscere! Essi, quelli che non ti amano, fra le loro accuse che, ora lo capisco, sono false, una ne hanno di vera, di giusta: quella che Tu li trascuri. Perché non vai per quello che sei e li conquisti colla sapienza tua? Sali al Tempio e insediati nel Portico di Salomone – sei della stirpe di Davide e profeta, quel posto ti spetta, a nessuno coma a Te spetta, di diritto – e parla».
 
Gesù risponde infine alle insistenza di Giuseppe e Simone d’Alfeo in modo potentissimo e chiaro, ma ancora non capito dai due fratelli:
 
Perciò, se Io sono venuto per fare degli uomini dei Figli di Dio, come posso Io fare di Me un re, come, per amore o per odio, per semplicità o malizia, molti in Israele volete fare? Non comprendete che distruggerei Me stesso, ossia il Messia, non il Gesù di Maria e Giuseppe di Nazaret? Distruggerei il Re dei re, il Redentore, il Nato da una Vergine chiamato Emmanuele (Isaia 7, 14), chiamato l’Ammirabile, il Consigliere (Isaia 9, 5-6), il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe della pace, Dio, Colui il cui impero e la cui pace non avranno confini, sedendo sul trono di Davide per la discendenza umana, ma avendo il mondo a sgabello ai suoi piedi, a sgabello ai suoi piedi tutti i suoi nemici e il Padre al suo fianco, come è detto nel libro dei Salmi (Salmo 110, 1), per diritto sovrumano di origine divina?
 
Non capite che Dio non può essere Uomo altro che per perfezione di bontà, per salvare l’uomo, ma non può, non deve avvilire Se stesso a povere cose umane? Non capite che se Io accettassi la corona, questo regno come voi lo concepite, confesserei che sono un falso Cristo, mentirei a Dio, rinnegherei Me stesso e il Padre, e peggio di lucifero sarei, perché priverei Dio della gioia di avervi, sarei peggio di Caino per voi, perché vi condannerei a un perpetuo esilio da Dio in un Limbo senza speranza di Paradiso?
 
Tutto questo non capite? Non capite il tranello degli uomini per farmi cadere? Il tranello di satana per colpire l’Eterno nel suo Diletto e nelle sue creature: gli uomini? Non capite che questo è il segno che Io sono più che uomo, che Io sono l’Uomo-Dio? Questo mio non appetire che a cose spirituali per darvi il Regno spirituale di Dio?
 
VANGELO
 
Mt 27,54-61
54Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
55Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. 56Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.
57Venuta la sera, giunse un uomo ricco, di Arimatea, chiamato Giuseppe; anche lui era diventato discepolo di Gesù. 58Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato. 59Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito 60e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatto scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all’entrata del sepolcro, se ne andò. 61Lì, sedute di fronte alla tomba, c’erano Maria di Màgdala e l’altra Maria.
 
Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, 41le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
42Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, 43Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. 44Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. 45Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. 46Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. 47Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.
 
 

Nei testi siamo qui subito dopo la morte di Gesù sulla Croce. Oltre a Maria di Magdala e Maria Salomè, moglie di Zebedeo si cita anche Maria di Cleofa e se ne elencano due dei quattro figli: Giacomo e Giuseppe. Ancora una volta la tesi dei quattro figli di Alfeo viene confermata. Gli evangelisti non li elencano tutti per far capire immediatamente di quale Maria si trattasse, senza inoltre appesantire il testo di un elenco inutile ai fini del racconto.


IN VALTORTA
 
Nel testo valtortiano gli episodi che vanno dall’Ultima Cena alla Chiusura del Sepolcro sono narrati da EV 600 ad EV 611.
 

Qui, per fare un parallelismo col testo evangelico, siamo nell’arco temporale fra la morte sulla Croce di Gesù alla chiusura del Santo Sepolcro, dunque da EV 609 ad EV 611, ma in EV 610 non abbiamo riferimenti diretti a Maria Di Cleofa.

Passo velocemente in rassegna le citazioni riguardo Maria d’Alfeo nei due brani.

In EV 609 abbiamo il pianto a dirotto delle Marie, ben udibile da tutta la folla, perchè si è fatta silenziosa per raccogliere gli ultimi sospiri di Gesù Crocifisso, che sta per esalare l’ultimo respiro. Troviamo anche narrato come Maria d’Alfeo cerchi di consolare assieme alle altre discepole e a Giovanni lo strazio della Vergine Maria, ai piedi della Croce, dopo che Gesù è spirato.

In EV 611 Maria d’Alfeo scoppia a piangere quando sente dire alla Vergine Maria che non ha mai conosciuto nessuno a nome Giuseppe che non l’abbia amata ed anche in questa situazione, nonostante sia distrutta dallo strazio per la morte di Gesù, la Vergine Maria ha parole buone per la cognata e pensa subito di elogiare il nipote Giuseppe.

VANGELO
 
Mt 28,8-10
8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
 

Gesù nell’apparizione alle donne le invita a riferire ai suoi cugini e agli altri apostoli e discepoli di recarsi in Galilea.

Mc 16,1-8

1Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. 2Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. 3Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del
sepolcro?». 4Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. 5Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. 6Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. 7Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». 8Esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite.

 
 
Nel Brano di Luca abbiamo l’indicazione di “Maria madre di Giacomo” ma questo non chiarisce se si tratti di Maria Salomè o Maria d’Alfeo. In ogni caso entrambe erano presenti, ricostruendo l’episodio confrontandolo con gli altri Vangeli.
 
 
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». 16Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». 17Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». 18Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
 

 

IN VALTORTA
 
L’episodio è narrato in EV 619. Gesù appare a Maria di Magdala:
 
«Maria!».
Gesù sfavilla nel chiamarla. Si svela nel suo fulgore trionfante.
«Rabboni!».
Il grido di Maria è veramente “il grande grido” che chiude il ciclo della morte. Col primo le tenebre dell’odio fasciarono la Vittima di bende funebri, col secondo le luci del­l’amore aumentarono il suo splendore. E Maria si alza nel grido che empie l’ortaglia, corre ai piedi di Gesù, li vorrebbe baciare. Gesù la scosta toccandola appena col sommo delle dita presso la fronte: «Non mi toccare! Non sono ancora salito al Padre mio con questa veste. Va’ dai miei fratelli e amici, e di’ loro che Io salgo al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro. E poi verrò da loro». E Gesù scompare, assorbito da una luce insostenibile.