Le citazioni nel resto del nuovo testamento

Nelle lettere di Paolo

PIETRO

In 1 Cor 1,10-31 abbiamo un’esortazione per non cadere nei campanilismi e nelle divisioni interne, considerando Gesù come unica guida e riferimento. Gli apostoli non possono essere divisi, i fedeli delle primitive comunità cristiane non possono essere divisi a causa degli apostoli o per qualunque altra ragione, perchè “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.” (Mc 3,24-25).

Stesso concetto viene ripreso in 1 Cor 3,4-11 (Pietro è nominato al v.22 ma il senso non cambia) dove Paolo invita a considerare tutti gli inviati di Dio allo stesso modo e cioè come “servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore gli ha concesso.” I servitori, chi pianta o irriga il campo di Dio non vale nulla in sè, “né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere” la Chiesa.

In 1 Cor 9,1-6 apprendiamo come Pietro era accompagnato da qualche discepola di Cristo, forse dalla stessa moglie Porfirea (EV 03,214)

1 Cor 15,1-11: Paolo afferma come Gesù risorto sia apparso a Pietro e poi a tutti gli altri apostoli. Paolo non solo si considera l’ultimo fra gli Apostoli, “ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto” ma aggiunge “non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.”

Gal 1,11-24 : dov’era abbondato lo zelo giudaico in Paolo ”superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri” sovrabbonda lo Spirito di Dio, fuoco interiore che muove l’apostolo appena ricevuta la chiamata, senza nemmeno consultarsi con i Santi di Gerusalemme, ma che lo spinge a partire già per annunciare il Vangelo ”in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno,senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.” Solo tre anni dopo Paolo incontra Pietro a Gerusalemme “per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni” dove conosce anche Giacomo d’Alfeo: il fuoco missionario è esigente, non aspetta i calcoli umani dell’uomo, conduce Paolo per le vie dello Spirito, senza paura. L’operato di Paolo è così forte e guidato dalla Grazia che la sua fama lo precede in Giudea, allorquando incontrerà i Santi di Gerusalemme; in Giudea fino a quel momento si sapeva soltanto che “Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio per causa mia.”

Gal 2,1-10: Paolo in seguito ad una rivelazione di Gesù, quattordici anni dopo la prima visita a Gerusalemme, espone a Pietro, Giacomo d’Alfeo e Giovanni di Zebedeo (le colonne della Chiesa a Gerusalemme) il contenuto del messaggio di Gesù. Sicuramente qui si tratta del non tornare alle vecchie consuetudini giudaiche (es. la circoncisione), pratiche non più necessarie per i veri cristiani, che sono uomini nuovi non più soggetti alla Legge giudaica ma al Vangelo di Cristo. Vi erano però molti “falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati a spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi” che cercavano di disfare il lavoro compiuto dagli apostoli nelle giovani comunità cristiane. Si possono leggere questi tentativi come quelli di Satana, per cercare di inquinare la vita delle giovani e spesso insicure comunità di primi cristiani.

Paolo e Barnaba a Gerusalemme non cercano un’investitura, non ne hanno bisogno, perchè la loro vocazione arriva direttamente da Gesù Cristo, nella stessa misura dei Santi apostoli di Gerusalemme “a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti.” Dunque Paolo e Pietro sullo stesso piano? No, si andrebbe fuori strada: Paolo mette sullo stesso piano la loro chiamata, la vocazione, anche la portata della missione se vogliamo, proprio perchè Gesù aveva scelto allo stesso modo, personalmente i due apostoli. Ma ben si guarda da volersi porre prima di Pietro “sono l’ultimo fra tutti i santi” (Ef 3,8) ed anche “Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.” (1 Cor 15,9) anche se non esita a manifestare coerentemente le proprie idee “quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto” (Gal 2,11)

Tornando ai fatti di Gerusalemme, si vede maggiormente una presa di posizione nei confronti dell’esterno, soprattutto per quelli che dubitavano l’armonia fra i diversi apostoli, la coesione fra Paolo, Barnaba e gli Apostoli in Gerusalemme, in primis dunque un segnale verso quei “falsi fratelli intrusi“.

“Paolo e Barnaba hanno la nostra stessa autorità, sono degni di essere chiamati Apostoli vista la potenza dello Spirito in loro”: sento queste parole nel gesto di porgere “la destra in segno di comunione” di Pietro, Giovanni e Giacomo d’Alfeo in quello che è uno dei primi Concili della Storia della Chiesa.

Gal 2,11-16: Paolo invita Pietro a correggere il comportamento e a continuare a spezzare il pane con i pagani. Pietro infatti, dopo l’arrivo ad Antiochia da Gerusalemme di alcuni Giacomo d’Alfeo, per non scandalizzarli smise di spezzare il pane con i pagani di Antiochia. (Paolo usa questo episodio per introdurre il concetto di giustificazione mediante la fede in Gesù e non mediante la Legge mosaica)

GIOVANNI DI ZEBEDEO

Gal 2,1-10: Paolo in seguito ad una rivelazione di Gesù, quattordici anni dopo la prima visita a Gerusalemme, espone a Pietro, Giacomo d’Alfeo e Giovanni di Zebedeo (le colonne della Chiesa a Gerusalemme) il contenuto del messaggio di Gesù. Sicuramente qui si tratta del non tornare alle vecchie consuetudini giudaiche (es. la circoncisione), pratiche non più necessarie per i veri cristiani, che sono uomini nuovi non più soggetti alla Legge giudaica ma al Vangelo di Cristo. Vi erano però molti “falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati a spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi” che cercavano di disfare il lavoro compiuto dagli apostoli nelle giovani comunità cristiane. Si possono leggere questi tentativi come quelli di Satana, per cercare di inquinare la vita delle giovani e spesso insicure comunità di primi cristiani.

Paolo e Barnaba a Gerusalemme non cercano un’investitura, non ne hanno bisogno, perchè la loro vocazione arriva direttamente da Gesù Cristo, nella stessa misura dei Santi apostoli di Gerusalemme “a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti.” Dunque Paolo e Pietro sullo stesso piano? No, si andrebbe fuori strada: Paolo mette sullo stesso piano la loro chiamata, la vocazione, anche la portata della missione se vogliamo, proprio perchè Gesù aveva scelto allo stesso modo, personalmente i due apostoli. Ma ben si guarda da volersi porre prima di Pietro “sono l’ultimo fra tutti i santi” (Ef 3,8) ed anche “Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.” (1 Cor 15,9) anche se non esita a manifestare coerentemente le proprie idee “quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto” (Gal 2,11)

Tornando ai fatti di Gerusalemme, si vede maggiormente una presa di posizione nei confronti dell’esterno, soprattutto per quelli che dubitavano l’armonia fra i diversi apostoli, la coesione fra Paolo, Barnaba e gli Apostoli in Gerusalemme, in primis dunque un segnale verso quei “falsi fratelli intrusi“.

“Paolo e Barnaba hanno la nostra stessa autorità, sono degni di essere chiamati Apostoli vista la potenza dello Spirito in loro ed il nostro pensiero è assolutamente in linea con il loro”: sento queste parole nel gesto di porgere “la destra in segno di comunione” di Pietro, Giovanni e Giacomo d’Alfeo in quello che è uno dei primi Concili della Storia della Chiesa.

GIACOMO D’ALFEO

Menzionato indirettamente in 1 Cor 9,1-6: apprendiamo come Giacomo (od il fratello Giuda Taddeo) erano accompagnati da qualche discepola di Cristo ma il passo non è chiaro. Maggiori informazioni le possiamo recuperare dall’Evangelo rivelato a Maria Valtorta.

In 1 Cor 15,6-7 con tutta probabilità Paolo parla di un’apparizione di Gesù a Giacomo d’Alfeo anche se non abbiamo altri riscontri in materia.

Gal 1,11-24 : dov’era abbondato lo zelo giudaico in Paolo ”superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri” sovrabbonda lo Spirito di Dio, fuoco interiore che muove l’apostolo appena ricevuta la chiamata, senza nemmeno consultarsi con i Santi di Gerusalemme, ma che lo spinge a partire già per annunciare il Vangelo ”in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno,senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.” Solo tre anni dopo Paolo incontra Pietro a Gerusalemme “per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni” dove conosce anche Giacomo d’Alfeo “il fratello del Signore” : il fuoco missionario è esigente, non aspetta i calcoli umani dell’uomo, conduce Paolo per le vie dello Spirito, senza paura. L’operato di Paolo è così forte e guidato dalla Grazia che la sua fama lo precede in Giudea, allorquando incontrerà i Santi di Gerusalemme; in Giudea fino a quel momento si sapeva soltanto che “Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio per causa mia.”

Gal 2,1-10: Paolo in seguito ad una rivelazione di Gesù, quattordici anni dopo la prima visita a Gerusalemme, espone a Pietro, Giacomo d’Alfeo e Giovanni di Zebedeo (le colonne della Chiesa a Gerusalemme) il contenuto del messaggio di Gesù. Sicuramente qui si tratta del non tornare alle vecchie consuetudini giudaiche (es. la circoncisione), pratiche non più necessarie per i veri cristiani, che sono uomini nuovi non più soggetti alla Legge giudaica ma al Vangelo di Cristo. Vi erano però molti “falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati a spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi” che cercavano di disfare il lavoro compiuto dagli apostoli nelle giovani comunità cristiane. Si possono leggere questi tentativi come quelli di Satana, per cercare di inquinare la vita delle giovani e spesso insicure comunità di primi cristiani.

Paolo e Barnaba a Gerusalemme non cercano un’investitura, non ne hanno bisogno, perchè la loro vocazione arriva direttamente da Gesù Cristo, nella stessa misura dei Santi apostoli di Gerusalemme “a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti.” Dunque Paolo e Pietro sullo stesso piano? No, si andrebbe fuori strada: Paolo mette sullo stesso piano la loro chiamata, la vocazione, anche la portata della missione se vogliamo, proprio perchè Gesù aveva scelto allo stesso modo, personalmente i due apostoli. Ma ben si guarda da volersi porre prima di Pietro “sono l’ultimo fra tutti i santi” (Ef 3,8) ed anche “Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.” (1 Cor 15,9) anche se non esita a manifestare coerentemente le proprie idee “quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto” (Gal 2,11)

Tornando ai fatti di Gerusalemme, si vede maggiormente una presa di posizione nei confronti dell’esterno, soprattutto per quelli che dubitavano l’armonia fra i diversi apostoli, la coesione fra Paolo, Barnaba e gli Apostoli in Gerusalemme, in primis dunque un segnale verso quei “falsi fratelli intrusi“.

“Paolo e Barnaba hanno la nostra stessa autorità, sono degni di essere chiamati Apostoli vista la potenza dello Spirito in loro ed il nostro pensiero è assolutamente in linea con il loro”: sento queste parole nel gesto di porgere “la destra in segno di comunione” di Pietro, Giovanni e Giacomo d’Alfeo in quello che è uno dei primi Concili della Storia della Chiesa.

Gal 2,11-16: Paolo invita Pietro a correggere il comportamento e a continuare a spezzare il pane con i pagani. Pietro infatti, dopo l’arrivo ad Antiochia da Gerusalemme di alcuni Giacomo d’Alfeo, per non scandalizzarli smise di spezzare il pane con i pagani di Antiochia. (Paolo usa questo episodio per introdurre il concetto di giustificazione mediante la fede in Gesù e non mediante la Legge mosaica)

Giacomo d’Alfeo era stato posto da Gesù come capo della comunità cristiana di Gerusalemme, compito delicatissimo. In EV (IV,258) Gesù preannuncia a Giacomo di Alfeo la futura missione: “E tu sarai circondato da fanatici. Fanatici fra i cristiani, fanatici fra gli israeliti. I primi vorranno da te atti di forza o il permesso, almeno, di compierli. Perché il vecchio Israele, con le sue intransigenze e le sue restrizioni, sarà ancora agitante in essi la sua coda venefica. I secondi marceranno contro te e gli altri come per una guerra santa in difesa della vecchia Fede, dei suoi simboli, delle sue cerimonie. E tu sarai al centro di questo mare in tempesta. Tale è la sorte dei capi. E tu sarai il capo di quanti saranno della Gerusalemme cristianizzata dal tuo Gesù.

GIUDA TADDEO D’ALFEO

Citato indirettamente in 1 Cor 9,1-6: apprendiamo come Giuda Taddeo (od il fratello Giacomo d’Alfeo) erano accompagnati da qualche discepola di Cristo ma il passo non è chiaro. Maggiori informazioni le possiamo recuperare dall’Evangelo rivelato a Maria Valtorta.

ANDREA, GIACOMO DI ZEBEDEO, FILIPPO, BARTOLOMEO, TOMMASO, MATTEO, SIMONE, MATTIA e GIUDA il traditore non sono citati direttamente nelle lettere di Paolo. Di loro (tranne Giuda Iscariota ovviamente) dunque si possono richiamare i passi dove si parla degli apostoli come gruppo, in particolare:

1 Cor 15,6-10: Paolo ricorda come Gesù sia apparso a tutti gli apostoli, mentre erano radunati insieme, prima di apparire a Paolo, “il più piccolo fra gli apostoli

Negli altri scritti del Nuovo Testamento

PIETRO

Sulla questione dell’attribuzione delle due lettere di Pietro rimandiamo all’introduzione della Bibbia CEI 2008 di 1 Pt e 2 Pt.

In 1 Pt 1 ,1-2 l’autore della lettera si presenta come “Pietro, apostolo di Gesù Cristo” ed in 2 Pt 1,1-2 l’autore come “Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo

GIACOMO D’ALFEO

Sulla questione dell’attribuzione della lettera di Giacomo rimandiamo all’introduzione della Bibbia CEI 2008 di Gc

In 1 Gc 1,1 l’apostolo si presenta come “Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo

In Gd 1,1-2 Giuda d’Alfeo, fratello di Giacomo d’Alfeo (i due apostoli cugini di Gesù) si presenta come “Giuda, servo di Gesù Cristo e fratello di Giacomo“.

Ricordiamo la stessa presentazione in Paolo, ad esempio in Rm 1,1-7: “servo di Cristo Gesù”. Il servo è chi rinnega se stesso e sceglie di affidarsi totalmente alla volontà di Cristo per farne la volontà. Paolo dice di aver ricevuto la grazia di essere “apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio” e che i destinatari della sua lettera, cioè i cristiani di Roma, e in senso lato, tutti i cristiani di ogni tempo, sono “amati da Dio e santi per chiamata“. Il senso della nostra vita, il progetto che Dio ha su ognuno di noi, fin dalla Creazione è la santificazione in Gesù Cristo, Divina Misericordia, nostro Redentore, attraverso l’amore che portiamo a Dio e al prossimo.

GIOVANNI DI ZEBEDEO

Sulla questione dell’attribuzione delle tre lettere di Giovanni e l’Apocalisse rimandiamo all’introduzione della Bibbia CEI 2008 di 1 Gv, 2 Gv, 3 Gv e Ap

Ap 1

Giovanni, “servo” di Gesù, mette in parole ciò che gli è stato mostrato, da Gesù Cristo in una Rivelazione, mentre si trovava “nel giorno del Signore“, domenica, sull’isola di Patmos, per predicare il Vangelo. I destinatari sono le sette Chiese dell’Asia ma in senso lato la Chiesa Cristiana di ogni secolo.

Tutti gli altri apostoli non compaiono negli altri scritti del Nuovo Testamento.

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