Lettera ai filippesi: l'apostolato

Filippesi

Paolo servo di Cristo Gesù

Fil 1,1-2

Paolo, qui con Timòteo, è prima di tutto “servo di Cristo Gesù” ed è servo chi rinnega se stesso e sceglie di affidarsi totalmente alla volontà di Cristo per farne la sua volontà, non la propria. Paolo (in Rm 1,1-7) dice di aver ricevuto la grazia di essere “apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio” e che i destinatari della sua lettera, cioè i cristiani di Roma, e in senso lato, tutti i cristiani di ogni tempo, sono “amati da Dio e santi per chiamata“.

Il senso della nostra vita, il progetto che Dio ha su ognuno di noi, fin dalla Creazione è la santificazione in Gesù Cristo, Divina Misericordia, nostro Redentore, attraverso l’amore che portiamo a Dio e al prossimo.

I Filippesi nel cuore di Paolo

Fil 1,3-11

L’apostolo sente nel cuore la vicinanza alle comunità cristiane, per amore fraterno e per amore verso Dio e lo rivela nella Lettera ai Filippesi.

Paolo si dice “in prigionia” (in Ef 3,1 “prigioniero di Cristo per voi pagani“), in duplice chiave, come spesso nei concetti espressi da Paolo: sia fisicamente (le lettere agli Efesini, ai Colossesi, ai Filippesi e a Filèmone si fanno risalire infatti alla prima carcerazione dell’apostolo subita a Roma negli anni 61-63 d.C.) sia in senso della missione, molto dolorosa ma sublime insieme, di essere l’aposotolo delle genti.

La conversione di Paolo, per grazia di Dio, è infatti stata così repentina ed inaspettata che ora l’apostolo non può pensare ad altro che compiere il proprio apostolato senza risparmiarsi, in modo necessario e assoluto “Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! (1 Cor 9,16)

Paolo, dopo la conversione, non si reca a Gerusalemme, dagli apostoli, ma parte immediatamente per annunciare il Vangelo.

La prigionia - La missione e la sete di Paradiso

Fil 1,12-29

Il fatto che Paolo sia in prigione si volge a vantaggio della predicazione del Vangelo, perchè nei cristiani la sua prigionia è come un mantice che soffia sul loro spirito, dando ancora più forza per testimoniare Gesù Cristo, non importa se qualcuno lo fa anche con “con spirito di rivalità, con intenzioni non rette, pensando di accrescere dolore alle mie catene“, quello che sta a cuore a Paolo è che venga diffusa la Parola di Gesù.

Lettera ai Filippesi

Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.

lettera ai filippesi 1,21

L’apostolo, come tutti i Santi nella storia della Chiesa, è internamente diviso fra il desiderio di ricongiungersi a Gesù Cristo nella vita eterna, lasciando questo mondo, ed il voler continuare la propria missione terrena, cioè nella carità verso tutti gli uomini: il fatto che Paolo rimanga vivo non solo è “per il progresso e la gioia della vostra fede” ma anche per avvicinare chi non è stato ancora raggiunto dal Verbo.

Amore verso Dio e verso il prossimo dunque vengono sublimati nella vita di ogni Santo cristiano, laddove agli occhi dei Santi il volto di ogni persona è lo stesso volto di Cristo Dio ed il volto di Dio è il viso a capo del Corpo Mistico, con ogni persona membra di quel corpo grazie allo Spirito Santo.

Gli stessi sacrifici del Signore mettono in luce l’unanimità dei cristiani cementata con solida e indivisibile carità. Poiché quando il Signore chiama suo corpo il pane composto dall’unione di molti granelli, indica il nostro popolo adunato, che egli sostenta; e quando chiama suo sangue il vino spremuto dai molti grappoli e acini e fuso insieme, indica similmente il nostro gregge composto di una moltitudine unita insieme” S. Cipriano (Ep. ad Magnum 6)

I cristiani devono risplendere come astri nel mondo

Fil 2

In questo passo della Lettera ai Filippesi vediamo come la vita della comunità sia davvero florida solo se rimane nell’amore e negli insegnamenti del Vangelo: non possono esserci divisioni, odi, egoismi, malignità fra i fratelli. Essere servi dei fratelli è il viatico per ogni buon cristiano, cercando di seguire l’esempio di Gesù.

I cristiani devono mirare a diventare il sale della terra, a risplendere “come astri nel mondo“, fra pur mille difficoltà, sforzarsi di diventare “figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa

Sulla vita vecchia e la conversione, verso il premio in Cristo

Fil 3,1-21

Questo singolo capitolo della Lettera ai Filippesi è fra i più importanti nell’intero corpus delle Lettere paoline.

San Paolo di fronte alla potenza del Vangelo di Gesù che è Creatore, Redentore del Creato e Giudice delle creature, considera come “spazzatura” (Fil 3,8) ormai la sua vita vecchia di zelante fariseo e irreprensibile osservante della Legge mosaica.

La forza del Vangelo ha così rivoluzionaria portata nella storia della Salvezza, cioè dalla Creazione alla pienezza dei tempi, da diventarne il fulcro stesso, il sostegno che ne permette il movimento, e da gettare nell’ombra ogni cosa che non sia il Vangelo stesso, Via, Verità, Vita per ogni uomo.

Ciò che prima del Vangelo sembrava importante e degno, si rivela agli occhi di San Paolo e di ogni convertito con lui, alla luce del Verbo, come vanità, sciocchezza, spazzatura appunto: “ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù,
mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo
” (Fil 3,8)

Il Vangelo così diventa metro di giudizio per ogni azione, pensiero, sentimento dell’uomo che non voglia circondarsi di opere di spazzatura, di spazzatura nella morale, di spazzatura nello spirito.

Ogni cristiano è in cammino, qualunque il grado di santità raggiunto, si può sempre migliorare in Fede, Speranza, Carità, nelle opere e nella preghiera, tutti corriamo “verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.” cioè la Vita Eterna in Cristo, cioè nell’Amore.

Paolo esorta tutti noi a guardare all’esempio dei Santi, “Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi.” perchè esistono molti falsi profeti, da cui guardarsi, per non seguirne insegnamenti ed esempio e giungere alla perdizione eterna.

Letizia nel Signore - L'aiuto ai fratelli

Fil 4

Paolo nella Lettera ai Filippesi si felicita di aver ricevuto da loro sostegno anche economico, non tanto per il dono ricevuto, perchè l’apostolo ha affrontato ogni situazione, sempre, contando sempre sulla bontà di Dio, quanto per i frutti spirituali legati alle opere di bene. Quando ci facciamo strumenti della Grazia di Dio per aiutare un fratello, la ricompensa spirituale è grande, indipendentemente dall’opera in sè.

L’altro aspetto da sottolineare qui è l’importanza di essere lieti nel Signore, nei momenti difficili e in quelli più felici, il cristiano non deve lasciarsi abbattere o esaltarsi, deve sempre confidare nel disegno salvifico di Dio per ognuno di noi, nella preghiera e nel ringraziamento, con la gioia spirituale di sapersi figli di Dio in Gesù Cristo.