L'apostolato nella lettera ai

Paolo apostolo per mezzo di Gesù Cristo

Gal 1,1-5

Paolo è “apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti

In 2 Cor 1,1-2 leggiamo che Paolo è “apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio“. Si veda a proposito anche Rm 1,1-7 e 1 Cor 1,1-3. Paolo è prima di tutto “servo di Cristo Gesù” (Rm 1,1) ed è servo chi rinnega se stesso e sceglie di affidarsi totalmente alla volontà di Cristo per farne la sua volontà, non la propria. Paolo dice di aver ricevuto la grazia di essere “apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio” (Rm 1,1) e che tutti i cristiani di ogni tempo, sono “amati da Dio e santi per chiamata“ (Rm 1,7). Il senso della nostra vita, il progetto che Dio ha su ognuno di noi, fin dalla Creazione è la santificazione in Gesù Cristo, Divina Misericordia, nostro Redentore, attraverso l’amore che portiamo a Dio e al prossimo.

Paolo apostolo per mezzo di Gesù Cristo

Gal 1,6-10

I Gàlati vengono messi in guardia dal rifiutare ogni altra falsa dottrina che cerca di cambiare il Vangelo così com’è stato annunciato loro da Paolo. Non c’è un altro Vangelo, ma solamente dei falsi cristiani, mandati da Satana, che vogliono confondere e traviare le neonate comunità cristiane.

La grazia della conversione e la necessità della predicazione

Gal 1,11-24

Dov’era abbondato lo zelo giudaico in Paolo “superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri” sovrabbonda lo Spirito di Dio, fuoco interiore che muove l’apostolo appena ricevuta la chiamata, senza nemmeno consultarsi con i Santi di Gerusalemme, ma che lo spinge a partire già per annunciare il Vangelo ” in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.” Solo tre anni dopo Paolo incontra Pietro a Gerusalemme dove conosce anche Giacomo d’Alfeo: il fuoco missionario è esigente, non aspetta i calcoli umani dell’uomo, conduce Paolo per le vie dello Spirito, senza paura. L’operato di Paolo è così forte e guidato dalla Grazia che la sua fama lo precede in Giudea, allorquando incontrerà i Santi di Gerusalemme; in Giudea fino a quel momento si sapeva soltanto che “Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio per causa mia.”

Paolo e Barnaba a Gerusalemme dalle colonne

Gal 2,1-10

Paolo in seguito ad una rivelazione di Gesù, quattordici anni dopo la prima visita a Gerusalemme, espone a Pietro, Giacomo d’Alfeo e Giovanni di Zebedeo il contenuto del messaggio di Gesù. Sicuramente qui si tratta del non tornare alle vecchie consuetudini giudaiche (es. la circoncisione), pratiche non più necessarie per i veri cristiani, che sono uomini nuovi non più soggetti alla Legge giudaica ma al Vangelo di Cristo. Vi erano però molti “falsi fratelli intrusi, i quali si erano infiltrati a spiare la nostra libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi” che cercavano di disfare il lavoro compiuto dagli apostoli nelle giovani comunità cristiane. Si possono leggere questi tentativi come quelli di Satana, per cercare di inquinare la vita delle giovani e spesso insicure comunità di primi cristiani.

Paolo e Barnaba a Gerusalemme non cercano un’investitura, non ne hanno bisogno, sono stati chiamati direttamente da Gesù Cristo, inviati nella stessa misura dei Santi apostoli di Gerusalemme “a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti.” Piuttosto qui io vedo una presa di posizione nei confronti dell’esterno, soprattutto per quelli che dubitavano la coesione fra Paolo, Barnaba e gli Apostoli in Gerusalemme, in primis quei “falsi fratelli intrusi“. Paolo e Barnaba hanno la nostra stessa autorità, sono degni di essere chiamati Apostoli ed il nostro pensiero è assolutamente in linea con il loro: sento queste parole nel gesto di porgere “la destra in segno di comunione” in quello che è uno dei primi Concili della Storia della Chiesa di Cristo.

La salvezza dalla fede non dalla legge - Paolo corregge Pietro

Gal 2,11-21

Paolo difende la necessità di distruggere le prescrizioni giudaiche, che non possono più regolare la vita di un cristiano. E lo fa notare a tutti, anche se si trattasse di Pietro, senza timore, Paolo sa di essere nel giusto; la redenzione dell’uomo deriva dalla fede in Gesù Cristo Salvatore, non nell’osservanza di quella lettera morta che è ormai diventato il giudaismo, La Legge, alla luce del Vangelo di Gesù Cristo.

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Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù. Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo la promessa.

Lettera ai gàlati 3,26-29

Eredi delle promesse fatte ad Abramo per mezzo di Cristo

Gal 3 e Gal 4

Proprio i Gàlati, cui fu “rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso” hanno abbandonato le vie dello Spirito per seguire le vie della carne. La fede in Cristo è l’unica via per la salvezza ed è il superamento della Legge, anzi la sublimazione della Legge.

Attraverso Cristo le promesse fatte ad Abramo vengono estese a tutti gli uomini che hanno fede in Gesù. La Legge è servita fino alla venuta di Cristo, come un pedagogo “in attesa della fede che doveva essere rivelata“; grazie alla fede i cristiani sono figli di Dio introdotti nella Chiesa attraverso il battesimo.

Paolo implora i Gàlati da un lato di non tornare alle vecchie consuetudini, alle vecchie credenze idolatre, dall’altro di non credere ai “nuovi vangeli” raccontati dai falsi fratelli; l’apostolo si rattrista perchè sembra affievolirsi nella comunità l’amore verso Gesù Cristo, verso il vero Vangelo, cosa che non sarebbe stata possibile se Paolo fosse in mezzo ai Gàlati.

Camminare secondo lo Spirito, non secondo la carne

Gal 5

Bisogna rimanere saldi nella fede in Cristo, che a caro prezzo ha redento l’uomo: non è nessun giovamento ritornare alle prescrizioni della Legge, anzi significherebbe diventare “decaduti nella grazia“. I Gàlati sono stati fuorviati da qualche falso apostolo, che ne ha fatto deviare il cammino di santificazione intrapreso.

La chiamata alla santità consiste nella libertà, intesa non come relativismo, ma come farsi carico della propria croce e assoggettarsi alle dolci catene dell’amore verso Dio ed il prossimo. In primo luogo è necessario guardarsi dai desideri della carne, che agiscono in maniera opposta ai dettami dello Spirito: i cristiani devono essere bravi nel crocifiggere i desideri e le passioni della Carne, per camminare “secondo lo Spirito“.

Le stigmate di San Paolo

Gal 6,14-17

Gioia e consolazione per l’apostolo Paolo, che cammina nelle vie dello Spirito e non della carne, morto al mondo per amore di Cristo e dei fratelli cristiani, è la sofferenza nella Croce di Gesù, il poter copartecipare ai Misteri Dolorosi, lato buio della sofferenza terrena che preannuncia le eterne gioie celesti.

San Paolo, primo Santo nella Chiesa a testimonarlo, scrive di aver ricevuto le stigmate (dal greco στίγμα, stigma, che significa marchio) cioè le ferite ed i traumi nel corpo subiti durante la Passione da Gesù.

Dopo di lui molti altri Santi hanno ricevuto le stigmate, ad es. San Francesco d’Assisi, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa d’Avila, Santa Rita da Cascia, Santa Gemma Galgani, Santa Faustina Kowalska, San Pio da Petralcina,…