Lettera ai Romani: l'apostolato

Romani

Paolo è Servo di Gesù - I cristiani santi per chiamata

Rm 1,1-7

Nella Lettera ai Romani vediamo come Paolo sia prima di tutto “servo di Cristo Gesù” ed è servo chi rinnega se stesso e sceglie di affidarsi totalmente a Cristo per farne la volontà.

Paolo dice di aver ricevuto la grazia di essere “apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio” e che i destinatari della sua lettera, cioè i cristiani di Roma, e in senso lato, tutti i cristiani di ogni tempo, sono “amati da Dio e santi per chiamata“. Il senso della nostra vita, il progetto che Dio ha su ognuno di noi, fin dalla Creazione è la santificazione in Gesù Cristo, Divina Misericordia, nostro Redentore, attraverso l’amore che portiamo a Dio e al prossimo.

Gli apostoli hanno il compito ultimo di “suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti” attraverso la propria vita.

Glorificare Dio attraverso l'annuncio del Vangelo

Rm 1,8-16

Compito di Paolo apostolo è di rendere a Dio “culto nel mio spirito annunciando il vangelo del Figlio suo“. Gli apostoli, dal greco απόστολος, apostolo: ‘inviato’, glorificano la SS. Trinità attraverso l’annuncio del Vangelo alle altre persone.

L’apostolo, per la chiamata ricevuta, è continuamente, instancabilmente teso verso le altre persone. Gli apostoli diffondono il Vangelo, che Paolo nella lettera ai Romani definisce “potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” con ogni mezzo a loro possibile, la predicazione, i miracoli, le lettere, gli scritti e soprattutto con l’esempio di vita.

San Francesco sul tema: “I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio.” (Regola non Bollata, CAP XVI, 43)

Il Vangelo è vanto per l’apostolo, certamente non motivo di vergogna; è sapere che Dio ama l’uomo in modo infiinito e voler testimoniare a tutte le persone questo amore infinito per ognuno di noi.

Servire il Creatore non le creature

Rm 1,18-25

Non bisogna farsi ingannare e soffocare “la verità nell’ingiustizia” ossia perdere di vista il vero senso della vita, non solo per un apostolo, cioè di servire Dio, il Creatore e non le creature, vari idoli che abbiamo la tentazione di fabbricarci.

La ribellione a Dio è perpetuare il peccato originale, disobbedendo a Dio si diventa schiavi di Satana: credendo di ottenere libertà l’uomo in questi casi riceve solamente le catene del peccato.

Il cuore dell'annuncio apostolico

Rm 3

In questo capitolo della Lettera ai Romani abbiamo il nucleo della predicazione apostolica di Paolo: Gesù Cristo, seconda Persona nel mistero trinitario, con atto di Divina Misericordia, tramite il sacrificio sulla Croce ha redento l’uomo. La fede in Gesù è l’unica via per la salvezza dell’uomo, una salvezza che si estende a tutte le genti che credono in Gesù Cristo, diventando eredi delle promesse dell’Antica Alleanza del Vecchio Testamento.

L'apostolo, il cristiano non deve abbattersi

Rm 5,1-11

Non bisogna lasciarsi vincere dalle tribolazioni, dalle difficoltà della vita. Rimanere saldi nella fede nei momenti difficili produce pazienza che a sua volta tempra le virtù e genera la speranza. Lo Spirito Santo si riversa nei cuori di chi ha speranza, che dunque non viene disattesa ma alimentata dalla Grazia: lo Spirito nel cuore dell’uomo è il fuoco della carità, dell’amore filiale verso Dio e fraterno verso il prossimo.

L'apostolo deve capire chi ha davanti

Rm 6,15-23

L’apostolo ed ogni predicatore deve accordare il proprio linguaggio alle persone che gli sono davanti. Non si possono evangelizzare i popoli se non si discende nella realtà culturale e spirituale specifica di ogni nazione.

La spina nel fianco: Israele - Paolo apostolo delle genti

Da Rm 9 a Rm 11

Paolo nella Lettera ai Romani si definisce “apostolo delle genti” (Rm 11,13-15) e spiega come cerchi di raddoppiare i propri sforzi nel suo apostolato verso i gentili, per cercare di rimuovere quel “grande dolore e una sofferenza continua” (Rm 9,1-5) cioè il rifiuto degli Israeliti del Vangelo di Gesù Cristo. Davanti a questo grande rifiuto, Paolo prova tutto quello che gli è possibile, “nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni“. Rivendicando la sua appartenza al popolo che Dio si è scelto, Paolo spiega come la frattura fra ebrei e cristiani, che continua tutt’oggi, verrà ricomposta poi, alla pienezza dei tempi, mistero secondo il disegno di Dio.

Paolo spiega come gli Ebrei si mettono in cammino per cercare Dio, anche con sollecitudine ma disconoscendo Gesù Cristo come il Messia, dunque disconoscendo la Grazia di Dio manifestata nell’Incarnazione, Redenzion e Risurrezione di Gesù, sostituiscono la propria visione della Salvezza al Piano della Salvezza di Dio, il cui fulcro è proprio il Cristo  (Rm 10,1-3).

La necessità di avere degli inviati

Rm 10,1-17

Fra le righe vediamo Paolo spiegare la funzione di ogni apostolo, di ogni inviato: dapprima si riallaccia alle Scritture “Dice infatti la Scrittura: Chiunque crede in lui non sarà deluso. (…) Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.” Poi spiega che per credere ed invocare il Signore è necessario averne sentito parlare dunque è necessario l’annuncio del Vangelo, dunque è necessario avere degli inviati che testimoniano il Vangelo. Ed ancora “Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!

Lettera ai Romani

Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo.

Lettera ai romani 10,17

Farsi carico delle debolezze nella comunità

Rm 15,1-6

Nelle comunità è doveroso aiutarsi vicendevolmente, materialmente e spiritualmente, per venire incontro alle persone meno fortunate o più indietro nel cammino della fede, senza compiacersi ma solo per carità cristiana.

Paolo sacerdote per i pagani santificati dallo Spirito

Rm 15,14-33

Bellissimo passo sull’apostolato della Lettera ai Romani.

Paolo, chiamato dalla Grazia di Cristo per essere l’apostolo delle genti, ha come scopo il rendere i gentili “un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo.“. Sente la bellezza di questo incarico “il mio vanto in Gesù Cristo” ma anche ne avverte la difficoltà e la responsabilità e chiede di sostenerlo alla comunità dei Romani: “lottate con me nelle preghiere che rivolgete a Dio, perché io sia liberato dagli infedeli della Giudea e il mio servizio a Gerusalemme sia bene accetto ai santi.

Paolo ha diffuso il Vangelo di Cristo, con parole ed opere, guidato dallo Spirito in ogni luogo (in cui non fosse già stato seminato da qualche altro cristiano il seme del Vangelo, “per non costruire su un fondamento altrui“) ma ora può preannunciare ai cristiani di Roma il suo progetto di far loro visita, dopo aver consegnato una colletta ai cristiani di Gerusalemme, proveniente dalla Macedonia ed Acaia.