L'apostolato nella prima lettera ai CORINZI

1 Corinzi

Apostolo di Cristo - I cristiani santi per chiamata

1 Cor 1,1-3

Paolo si definisce “apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio

Non solo i Corinti, ma tutti i cristiani di ogni tempo, sono “santi per chiamata“. Il senso della nostra vita, il progetto che Dio ha su ognuno di noi, fin dalla Creazione è la santificazione in Gesù Cristo, Divina Misericordia, nostro Redentore, attraverso l’amore che portiamo a Dio e al prossimo.

Gli apostoli hanno il compito ultimo di “suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti” (Rm 1,5) attraverso la propria vita.

Ringraziamento per la fede dei Corinzi

1 Cor 1,4-9

Gli abitanti di Corinto per il loro cammino di fede sono stati ricolmati dei doni dello Spirito Santo e l’Apostolo gioisce per questo e rende grazie a Dio, informando allo stesso tempo i Corinzi di perseverare nella fede.

Immediatamente dopo Paolo inzierà la usa esortazione verso i Corinzi, apparentemente cambiando tono rispetto questo passo, in realtà l’edificazione passa sia attraverso la lode che la critica, sempre intesa per il perfezionamento del cammino di fede delle neonate comunità cristiane.

Nella Chiesa non possono esserci divisioni interne

1 Cor 1,10-13

Esortazione per non cadere nei campanilismi e nelle divisioni interne, considerando Gesù come unica guida e riferimento. Gli apostoli non possono essere divisi, i fedeli delle primitive comunità cristiane non possono essere divisi a causa degli apostoli o per qualunque altra ragione, perchè “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi.” (Mc 3,24-25)

Compito è il testimoniare il Vangelo

1 Cor 1,17-30

Il compito di Paolo, apostolo delle genti è quello di predicare il Vangelo, ” non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.” Si può sostituire nella citazione “la croce di Cristo” con “la voce di Cristo”: Cristo ci parla dalla croce e la sua parola, la sua voce è Amore, durante tutta la sua vita ma specialmente in croce, dove si compie la Redenzione nel mistero della Redenzione e della Risurrezione.

Cristo, il Verbo di Dio incarnato, viene vissuto come “scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani“, intesi come Giudei e pagani che non credono in Lui. Il Vangelo, per tutti i secoli, verrà interpretato allo stesso modo dai non credenti, ritenuto una sciocchezza, una bella invenzione per calmierare le masse, un insieme di norme etiche spogliate della Rivelazione di Dio nella Storia tramite il proprio Verbo incarnato.

Cristo parla dalla croce e questo basta, è la definitiva parola di Dio, Verità per gli uomini di ogni tempo, una voce che sovrasta tutta la sapienza umana, una voce che non ha bisogno di aggiunte perchè già perfetta, conclusiva. Compito dell’apostolo è di far ascoltare la voce del Vangelo di Cristo a tutte le genti.

Gli apostoli strumenti della Grazia di Dio

1 Cor 2

Il fondamento della fede è nell’ascolto del Verbo, del Vangelo, nell’ascolto della voce di Gesù che ci parla. La predicazione del Vangelo è opera dello Spirito, che si serve degli apostoli, come strumento per manifestare la sua potenza e diffondere il Verbo.

La sapienza dell’apostolo non è terrena, costruita sui libri, ma è un dono dello Spirito Santo, una sapienza spirituale che arriva a chi invoca lo Spirito una volta che ci si è spogliati di tutte le nostre (presunte) conoscenze.

Occorre liberarsi delle nostre false conoscenze, svuotarsi nell’umilità per divenire dei vasi vuoti, adatti ad essere ricolmi della luce della sapienza che deriva da Dio. Allora lo Spirito può riempirci dei propri doni, illuminare la vita con la sapienza di Dio e Paolo si spinge a dire che così facendo, l’uomo mosso dallo Spirito ha “il pensiero di Cristo

Cristo a fondamento delle comunità - Nessun merito personale

1 Cor 3

L’apostolo ed ogni predicatore deve accordare il proprio linguaggio alle persone che gli sono davanti. Non si possono evangelizzare i popoli se non si discende nella realtà culturale e spirituale specifica di ogni nazione. Si veda anche Rm 6,15-23

Nessuno può vantarsi di alcun merito, se non minimo, neppure fra gli apostoli, perchè essi sono semplici strumenti della Grazia di Dio. A Dio sono riservati tutti i meriti e la gloria, perchè solamente grazie a Lui tutto quello che avviene di buono, avviene.

A maggior ragione è davvero inutile creare dispute o divisioni all’interno delle comunità cristiane, come riguardo alle diverse fazioni legate a questo o quel particolare apostolo o discepolo. Qui Paolo ritorna sul tema già affrontato nel Capitolo 1 della Prima Lettera ai Corinzi.

Se c’è un merito degli apostoli è quello di aver annunziato il Vangelo a comunità che non avevano mai sentito parlare di Gesù Cristo: che diventa il fondamento, la prima pietre, irremovibile, insostituibile, perfetta per l’edificazione delle comunità cristiane.

Diventa fondamentale così seguire da vicino lo sviluppo e la crescita delle comunità, per monitorare il cammino fatto dopo il primo annuncio del Vangelo e correggere eventualmente, sempre per migliorare e mai per distruggere, il lavoro di costruzione della comunità verso la santità.

 

Prima Lettera ai Corinzi

Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.

Prima lettera ai corinzi 3,18-19

Imitatori dei Santi, che imitano Cristo

1 Cor 4

1 Cor 11,1

Gli apostoli devono essere fedeli “servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” ed il servo è colui che dice, abbandonandosi a Dio “sia fatta la tua volontà”. Gli apostoli, seguendo l’esempio di umiltà di Gesù Cristo, sono chiamati ad essere gli ultimi del mondo, a caricarsi sulle spalle la propria croce e preoccuparsi solamente di diffondere il Vangelo nel mondo, sulle strade che lo Spirito indicherà loro. L’essere fedeli e perseveranti nel fare la volontà di Cristo e non la propria, nonostante le continue persecuzioni subite, sarà ricompensato nel Regno dei Cieli. Gli apostoli, con tutti i Santi di ogni generazione, si incamminano per le vie già tracciate da Gesù. Per noi cristiani devono servire come esempio, specialmente nei momenti più bui, per non abbandonarsi alla disperazione ma avere costante fede nella speranza che porta Gesù Cristo, Amore di Dio per noi, nella nuova Creazione, alla pienezza dei tempi.

Non pentirsi è rifiutare l'amore di Dio

1 Cor 5

Paolo in questo capitolo della Prima Lettera ai Corinzi lancia un anatema a distanza contro uno dei fratelli che si è macchiato di un delitto immondo e non corregge la propria condotta. Necessario essere vigilanti per allontanare questo genere di comportamento, perchè una mela marcia fra i fratelli rischia di far marcire tutto il cesto. Qui si riferisce al commettere peccati gravissimi e non pentirsene, dunque rifiutando l’amore di Dio che arriva attraverso il pentimento sincero e la Riconciliazione.

Edificare, non giudicare

1 Cor 6,7,8

Nella Prima Lettera ai Corinzi Paolo illustra comandi ed offre consigli, dal Signore e da se stesso, per facilitare la vita delle comunità cristiane, mosso da pietà verso i fratelli, perchè non abbiano “tribolazioni nella
loro vita”. Edificare non è gettare un laccio per incatenare, anzi è liberare dalle catene del peccato per rimanere in grazia di Dio. L’uomo è stato riscattoto da Gesù a caro prezzo, non per ricadere nel peccato ma per restare nella giusta via e vincere la buona battaglia.

Paolo è apostolo come gli altri

1 Cor 9,1-2

Paolo spiega ai Corinzi che tutto quello che scrive, anche le critiche è per edificarli, perchè la loro comunità, come tutte le comunità cristiane vicine a Paolo, è “nel Signore il sigillo del mio apostolato“. Paolo illustra nella Prima Lettera ai Corinzi  come sia un apostolo, alla pari degli altri, scelti da Gesù prima della Risurrezione. Paolo è il secondo apostolo scelto da Gesù dopo la Risurrezione, perchè è presumibile pensare che anche per la chiamata di Barnaba Gesù sia apparso ed abbia personalmente scelto il suo inviato.

La necessità ed il premio della missione di Paolo

1 Cor 9,16-27

Paolo è stato incaricato di portare alle genti il Vangelo, non è una sua scelta: sente la missione come necessità perchè chiamato da Dio a questo incarico e dunque non è pensabile per l’apostolo di rifiutare il proprio dovere d’obbedienza a Dio. Sotto quest’ottica leggiamo che per Paolo annunciare il Vangelo non è motivo di vanto: lo sarebbe se non fosse stato chiamato e dunque se annunciasse il Vangelo per iniziativa personale, invece Paolo è stato inviato da Dio dunque non può vantarsi di essere alla fine uno strumento della volontà di Dio.

Nella Prima Lettera ai Corinzi può dunque vantarsi del modo in cui vive la propria chiamata, dunque nella povertà, lavorando per non pesare sulla comunità cristiana, senza moglie, mortificando il proprio corpo e questo “vanto” non è per superbia, ma solamente per indicare un esempio da seguire per i cristiani di ogni tempo, che vogliano seguire le sue orme, a loro volta sulla via indicata da Gesù Cristo.

L’apostolato è totalmente dentro la realtà storica, il missionario deve sapersi calare nel tessuto sociale e culturale in cui deve evangelizzare le persone, portando di volta in volta, a tutte le genti, di ogni nazione, in ogni secolo, fino alla pienezza dei tempi, il Mistero della Redenzione, disegno d’Amore della Santissima Trinità per l’uomo.

Le divisioni vanno superate nell'Amore

1 Cor 11

Paolo, come spesso nelle sue lettere, inizia un argomento lodando la comunità, per poi invitare a correggere i comportamenti sbagliati, forse anche per non caricare le lettere solamente di ammonimenti. Inoltre la quasi totalità delle lettere è un dettato, scritto da qualche discepolo di Paolo mentre l’apostolo, parlando, si rivolgeva ai fratelli lontani.

In questo caso Paolo si lamenta coi Corinzi perchè vi sono divisioni fra loro durante le assemblee e vengono assecondati gli egoismi personali invece che consumare i pasti in maniera armoniosa e senza invidie ed inimicizie.

L’apostolo ricorda dunque il significato dell’Eucarestia nella Prima Lettera ai Corinzi, invitando tutti i fratelli di Corinto a celebrarla degnamente, in modo fraterno e santo.

La diversità dei carismi nella Chiesa, dono di Dio

1 Cor 12

La diversità dei carismi nella Chiesa, a maggior gloria di Dio. Una Chiesa con carismi diversi è una Chiesa più ricca e più adatta sia a rispondere alle diverse sfide che affronta, sia a realizzare pienamente le diverse inclinazioni ed abilità dei propri membri, fatto salvo che ogni dono deriva dallo Spirito. Ogni cristiano attraverso il Battesimo rinasce infatti a vita nuova come membra, secondo le proprie funzioni, nel Corpo Mistico della Chiesa di cui Gesù Cristo è il Capo.

Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi esorta a non invidiare i carismi degli altri fratelli cristiani, non tutti possono essere apostoli oppure compiere miracoli o parlare in lingue sconosciute per evangelizzare oppure predicare con parole convincenti. Paolo ci esorta così: “Desiderate invece intensamente i carismi più grandi.” Fede, speranza, carità.

Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!

Prima lettera ai corinzi 13,13

Paolo, il più piccolo fra gli apostoli

1 Cor 15,8-10

Paolo non solo si considera l’ultimo fra gli Apostoli, ma aggiunge “non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio.” Tramite la Grazia di Dio però si è compiuto il miracolo della sua chiamata.