Prima Lettera ai Tessalonicesi: l'apostolato

1 Tessalonicesi

I Tessalonicesi modello per le altre comunità

1 Ts 1

La Prima Lettera ai Tessalonicesi è stata la prima scritta da Paolo ed il testo più antico del Nuovo Testamento (scritta attorno al 50/51 d.C.) Vediamo che Paolo non usa uno dei soliti modi in cui si introduce alla comunità, vedi ad es. Rm 1,1-7

Qui il saluto è rivolto da Paolo, Silvano e Timòteo, in modo collettivo, alla comunità di Tessalonica.

Laddove il Verbo del Vangelo incontri un terreno propizio, di fede, lo Spirito porta i propri frutti: ecco il motivo per cui ora Paolo può indicare i Tessalonicesi come “modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia” ed oltre; la notizia della loro conversione dagli idoli al Vangelo, per via dell’aposotolato di Paolo e Sila, è nota a tutti.

Ricordiamo come i Giudei di Tessalonica in At 17,1-9 descrivano così il fragore causato dai primi Cristiani, la portata rivoluzionaria del Vangelo: “Quei tali che mettono il mondo in agitazione sono venuti anche qui“. E questi erano i Giudei; si immagini dunque agli occhi dei pagani quale doveva essere l’impatto di vedere sempre più attorno a loro folle e folle di persone convertirsi al Cristianesimo.

Lo Spirito Santo alimenta la forza dei cristiani

1 Ts 2

La missione degli apostoli e direi di tutti i cristiani, specialmente i primi cristiani, data la potenza dello Spirito per proteggere e diffondere la neonata Chiesa, non può arrestarsi davanti alle difficoltà, seppur grandi. Lo Spirito di Dio, attraverso la Grazia, alimenta il fuoco interiore dell’apostolato, che mira a diffondere il Vangelo non per gloria personale dell’apostolo, che anzi è lieto di perdere la propria vita per il Signore Gesù, se necessario.

L’esempio deve sempre precedere le parole negli inviati di Dio, la vita dev’essere nel Vangelo, per poter diffondere il Vangelo.

I piani di Satana hanno impedito a Paolo di tornare a far visita alla comunità di Tessalonica, cara fra tutte, ma come si vedrà nel Capitolo 3 della Prima Lettera ai Tessalonicesi, l’apostolo ha trovato una soluzione per l’ostacolo.

Timòteo inviato di Paolo

1 Ts 3

Timòteo fu dunque inviato a Tessalonica mentre Paolo rimase ad Atene; Timòteo è tornato ed ha portato buone notizie sullo stato di salute della comunità, motivo di gioia e consolazione per Paolo.

Prima Lettera ai Tessalonicesi

E perciò, fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede. Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.

Prima lettera ai tessalonicesi 3,7-8

Chiamati alla santificazione non al peccato

1 Ts 4

L’esempio dei Santi è guida per i cristiani, che devono imparare a camminare nelle vie tracciate da questi esempi fulgidi, che a loro volta seguono Cristo. Bisogna abbandonare l’impurità, ognuno di noi è chiamato alla santificazione dunque ad abbandonare le vie comode del peccato.

Fare così significa amare se stessi, cioè volere per se stessi il vero Bene, ossia poter essere chiamati Santi e figli di Dio in Cristo. Parallelamente verso i fratelli cristiani è doveroso l’amore, il tipo di amore insegnato da Gesù nella lavanda dei piedi, essere servi di tutti.

Rispetto dovuto ai pastori della Chiesa

1 Ts 5

I cristiani di ogni tempo devono trattare con ogni rispetto i pastori, per via della delicatezza e della difficoltà di questi incarichi.

Nelle parole di S.Francesco d’Assisi: “Beato il servo che ha fede nei chierici che vivono rettamente secondo le norme della Chiesa romana. E guai a coloro che li disprezzano. Quand’anche infatti siano peccatori, tuttavia nessuno li deve giudicare, poiché il Signore esplicitamente ha riservato solo a se stesso il diritto di giudicarli. Invero, quanto più grande è il ministero che essi svolgono del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo che proprio essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri, tanto maggiore peccato commettono coloro che peccano contro di essi, che se peccassero contro tutti gli altri uomini di questo mondo” (Ammonizioni, XXVI)