L'apostolato nella lettera

Seconda ai

Apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio

2 Cor 1,1-2

Paolo è “apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio“. Si veda a proposito quanto già scritto per Rm 1,1-7 e 1 Cor 1,1-3. Paolo è prima di tutto “servo di Cristo Gesù” (Rm 1,1) ed è servo chi rinnega se stesso e sceglie di affidarsi totalmente alla volontà di Cristo per farne la sua volontà, non la propria. Paolo dice di aver ricevuto la grazia di essere “apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio”Rm 1,1) e che tutti i cristiani di ogni tempo, sono “amati da Dio e santi per chiamata“. (Rm 1,7) Il senso della nostra vita, il progetto che Dio ha su ognuno di noi, fin dalla Creazione è la santificazione in Gesù Cristo, Divina Misericordia, nostro Redentore, attraverso l’amore che portiamo a Dio e al prossimo.

Compartecipazione di gioia e sofferenza nel Corpo Mistico

2 Cor 1,3-24

La stessa consolazione e vicinanza che Dio ci regala per sostenerci nelle prove della vita, dobbiamo applicarla per consolare i fratelli in difficoltà. In uno sguardo più d’insieme, possiamo dire che nel Corpo Mistico vi è compartecipazione di sofferenze e consolazione “come siete partecipi delle sofferenze, così lo siete anche della consolazione.” Paolo spiega come i pericoli mortali che ha corso (probabilmente ad Èfeso), quando disperava per la propria vita, sono uno strumento di cui la Grazia di Dio si è servita per confondere ancora una volta il mondo ed indicare la necessità di affidarsi totalmente a Dio, specialmente nei momenti più difficili. E Paolo ringrazia per le preghiere dei Corinzi che hanno certamente contribuito alla sua salvezza, che gli hanno permesso dunque di proseguire nel suo apostolato, inserendo ancora il proprio pensiero nel Mistero di Gioia della Comunione dei Santi.

Alla pienezza dei tempi, la comunità di Corinto potrà vantarsi, a patto di rispettare gli insegnamenti cristiani, di essere stata evangelizzata da un Santo come Paolo e Paolo a sua volta potrà ricevere il giusto premio da Dio per aver evangelizzato efficacemente le Comunità in cui è stato inviato “non con la sapienza umana, ma con la grazia di Dio“, a patto che i cristiani di Corinto siano saldi nella fede.

La carità come sale della nostra vita

2 Cor 2,1-11

La gioia dell’apostolo è la stessa gioia delle comunità cristiane di cui si sente un pastore, strumento di Cristo. Paolo apre il proprio cuore ai Corinzi “Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, non perché vi rattristiate, ma perché conosciate l’amore che nutro particolarmente verso di voi.” per esortarli a perseverare nella fede e soprattutto a mostrare carità verso quei fratelli che sbagliano. Se è vero che un fratello che sbaglia danneggia tutta la comunità e possiamo dire tutto il Corpo Mistico, è ancora più importante sottolineare come la carità debba essere il paradigma di ogni cristiano, il sale della nostra vita. Lo sbaglio seguito dal sincero pentimento deve essere perdonato, ad immagine, terrena ed umana ma pur sempre della stessa natura, della Divina Misericordia di Gesù Cristo, così come una goccia d’acqua è della stessa natura di un lago, seppure neppure paragonabile in proporzione. Come i Corinti sono stati perdonati da Paolo, così devono a loro volta perdonare il loro fratello che ha sbagliato.

Compito degli apostoli, strumenti di Dio

2 Cor 2,14-17

Paolo spiega che l’apostolo è strumento di Dio che “diffonde ovunque per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza” dunque diffondere il Vangelo di Cristo è il compito dell’inviato. Un compito enorme, di cui nessun uomo onesto si sente degno, ma il farlo al meglio delle proprie possibilità è il traguardo cui aspirare, “con sincerità e come mossi da Dio, sotto il suo sguardo, noi parliamo in Cristo.

Ministro di una nuova alleanza, nello Spirito

2 Cor 3

Bellissimo passo, Paolo mirabilmente gioca con il significato di lettera (di raccomandazione, lettera come summa dell’operato dell’apostolo ed infine come lettera intesa come Legge mosaica)

A Paolo non servono lettere di raccomandazione per visitare le comunità sparse per il mondo, la sua investitura deriva direttamente da Gesù, che lo ha letteralmente disarcionato dalla vita passata, spesa come uno dei più feroci persecutori della Chiesa, per confondere ancora una volta il mondo e fare di Paolo uno dei suoi apostoli.

Le comunità cristiane di cui Paolo si sente pastore, qui i Corinzi, sono testimonianza davanti a Dio del fatto che Paolo sia strumento della Grazia divina, Grazia che si serve degli apostoli per diffondere il Vangelo di Gesù Cristo. Tutto quello che di buono si compie, non si realizza per meriti propri infatti “la nostra capacità viene da Dio, il quale anche ci ha resi capaci di essere ministri di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito; perché la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita.”

La nuova alleanza, che supera e sublima l’alleanza mosaica (la lettera) è suggellata da Dio nello Spirito Santo con un atto d’Amore infinito che è Gesù Cristo, Dio stesso nel Mistero della Trinità.

Perseverare nella missione, nonostante le difficoltà

2 Cor,4

L’inviato di Cristo non deve scoraggiarsi, anzi glorificare Dio nelle prove per compartecipare alle sofferenze di Cristo e dunque anche alla Risurrezione. L’apostolo ha una missione da compiere in questa vita, ma i cui frutti saranno evidenti solamente nella vita futura e saranno frutti di vita eterna: “leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria”

mohamed-ahsan-YxfYBKMjYqk-unsplash-compressor

Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.

Seconda lettera ai corinzi 4,18

Convincere gli uomini, in nome di Gesù Cristo

2 Cor 5

Paolo è apostolo ed ambasciatore “in nome di Cristo” e strumento di Dio, che attraverso i propri inviati, esorta direttamente gli uomini a seguire il Vangelo. Cercando di camminare nelle vie del Signore, l’apostolo si sforza di convincere gli uomini del Vangelo. Paolo ritorna poi sul concetto sviluppato nel Capitolo 4, ossia il rinascere a vita nuova se si segue Cristo ed il Vangelo, concentrandosi sempre più sull’aspetto spirituale e abbandonando a poco a poco le preoccupazioni materiali.

Paolo apre i cuore ai Corinzi

2 Cor 6,3-13

L’apostolo deve essere ovviamente il primo esempio del Vangelo di Gesù Cristo, non avrebbe senso predicare in un senso e comportarsi in un altro. La perseveranza nella fede, nella speranza e nella carità sono i tratti distintivi di ogni fruttuoso apostolato.

Nel passo vi è un bel invito ai cristiani di Corinto: smettere gli inganni, le paure, le superbie ed aprirsi con onestà al Vangelo di Cristo, insegnato tramite l’apostolato di Paolo. Un aprirsi al Vangelo in modo onesto e totale, come fa Paolo nella sua lettera: “La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi; il nostro cuore si è tutto aperto per voi.

Importanza della comunità - Dall'amore l'edificazione

2 Cor 7

L’apostolo si rispecchia nella comunità, gioia con gioia, dolore con dolore e la gioia di uno a consolare l’altro in difficoltà. Essere cristiani è assolutamente essere inseriti nella propria comunità. Ogni ammonimento è fatto dall’amore, ogni vanto oltre la gioia ha dentro anche il pericolo sempre presente di poter cadere, per non abbassare la guardia, per essere saldi di fronte alle “battaglie all’esterno, timori all’interno.

Mantenere le promesse - Trasparenza nel gestire il denaro

2 Cor 8 e 9

Un invito per i Corinti a dimostrare anche nei fatti, nella colletta in questo caso per i Santi di Gerusalemme, di essere veri cristiani. Paolo sottolinea come bisogna mantenere quello che si è promesso, nel bene, non è necessario donare tanto da risultare in difficoltà, ma donare per il fratello in difficoltà in modo da dividere le ricchezze. Già si nota dal passo come sia importante l’assoluta trasparenza nella Chiesa nel gestire il denaro, da cui può arrivare un grande scandalo se gestito malamente.

Avvertimento: cambiare il comportamento

2 Cor 10

Paolo avverte i Corinzi “vi supplico di non costringermi, quando sarò tra voi, ad agire con quell’energia che ritengo di dover adoperare contro alcuni, i quali pensano che noi ci comportiamo secondo criteri umani.” La forza dell’apostolato viene da Dio che comunica tutti i suoi santi doni ai suoi inviati: Paolo non vorrebbe essere costretto ad usarli, nella sua prossima visita a Corinto. Viene in mente, anche forse sbagliando, il destino di Anania e la moglie in At 5,1-11. Se le parole di Paolo nelle lettere alle comunità cristiane sono forti, così è il suo operato, nessuno si illuda.

Pericolo dai superapostoli - Preoccupazione per le comunità

2 Cor 11

I Corinzi non si devono far sedurre dai “superapostoli“, dalle serpi in mezzo ai fratelli che non lavorano per Cristo ma per Satana, cercando di traviare la neonata comunità cristiana mentre Paolo non è fisicamente in mezzo a loro.

Paolo tratteggia, a malincuore, ma per cercare di educare i Corinti, il suo apostolato: dal punto di vista delle fatiche e delle vicende umane, può ben dirsi di aver sofferto più di tutti e queste sofferenze a ben guardare sono proprio il suo vanto, nel senso che sono prove superate dall’apostolo nella fede in Gesù Cristo.

Oltre alla fatiche fisiche, elencate da Paolo, l’apostolo ci rivela come abbia costantemente, quotidianamente vivo “il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese“.

Rivelazione privata - Il demone che percuote Paolo
La fede temprata nella difficoltà

2 Cor 12,1-7 e 2 Cor 12,7-10

A sublimazione del precedente capitolo, Paolo in terza persona accenna ad una rivelazione personale, che non sembra essere la sua conversione ma un altro episodio, in cui l’apostolo è stato rapito al terzo cielo, nella gloria del Paradiso di Dio dove ha udito “parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare.” Questo possono affermarlo anche quelli che Paolo chiama “superapostoli“?

Nel secondo passo, la mia interpretazione è quella letterale. Secondo me Paolo qui parla di un diavolo ” una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia” che letteralmente lo percuoteva, per provocargli sofferenza sia fisica che spirituale. Gli scritti di tanti Santi nella storia della Chiesa lo dimostrano; spesso questi uomini e donne vengono presi di mira dagli angeli decaduti, per cercare in qualche modo di rovinare vita ma soprattutto la missione dei Santi, cioè quella di rendere gloria a Dio, essendo esempi per i cristiani di ogni tempo, morendo per il mondo. Ricordo ad esempio quello che scriveva San Padre Pio in una lettera a padre Agostino (13/02/1913): “oramai sono sonati ventidue giorni continui che Gesù permette a costoro di sfogare la loro ira su di me. Il mio corpo, padre mio, è tutto ammaccato per le tante percosse che ha contato fino al presente per mano dei nostri nemici. Più di una volta sono giunti a togliermi perfino la camicia e percuotermi in tale stato

Apprendiamo che Paolo ha chiesto tre volte a Gesù di allontanare questo inviato di Satana, e la risposta di Gesù è “Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza

La forza nella fede, ossia la perseveranza e l’accrescimento nella fede, si realizza laddove la fede viene messa alla prova, come un metallo che si tempra nel fuoco per farlo più resistente. Nella vita di ogni cristiano, proporzionalmente secondo le capacità individuali, sperimentiamo questi momenti in cui la nostra fede è provata perchè la perseveranza, l’obbedienza, il restar saldi nella fede è particolarmente gradito a Dio, visto che si offre in questi casi un esempio vivente di confutazione alle continue accuse di Satana verso l’umanità:

Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
perché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
grazie al sangue dell’Agnello
e alla parola della loro testimonianza,
e non hanno amato la loro vita
fino a morire.
“(Apocalisse, 12,10-11)

Basti pensare a tutti quegli esempi dei Santi in cui narrano di aver provato momenti di grande sconforto, addirittura la sensazione di essere stati abbandonati da Dio.

Come esempio (dal Diario di Santa Faustina Kowalska, Quaderno I, 98): “Quando l’anima esce vittoriosa dalle prove precedenti e, sebbene forse incespicando, continua a combattere valorosamente, e con profonda umiltà grida al Signore: « Salvami, che perisco! », ed è ancora abile alla lotta, allora un buio tremendo avvolge l’anima. L’anima vede dentro di sé soltanto peccati. Ciò che prova è tremendo. Si vede abbandonata completamente da Dio; sente come se fosse oggetto del Suo odio ed è ad un passo dalla disperazione. Si difende come può; tenta di risvegliare la fiducia, ma la preghiera è per lei un tormento ancora maggiore: le sembra di spingere Dio ad adirarsi di più. E come se fosse posta su di un’altissima vetta che si trova sopra un precipizio: l’anima anela fervidamente verso Dio, ma si sente respinta. Tutti i tormenti ed i supplizi del mondo sono nulla in confronto alla sensazione in cui è completamente immersa, cioè il rigetto da parte di Dio.”

Superata la prova, le delizie donate dallo Spirito poi comunque sovrabbondano le soffererenze provate.